Carceri, Verzella (PD): “Il benessere psicosociale di chi lavora negli istituti penitenziari è una priorità. Basta interventi spot, serve un Osservatorio permanente”

13 ottobre 2026 – “Il tema del benessere psicosociale nei luoghi di lavoro, al centro della Giornata Nazionale ANMIL dedicata alle vittime degli incidenti sul lavoro e ai lavoratori che hanno subito menomazioni, ci richiama alla responsabilità di intervenire in tutti quei contesti in cui le condizioni organizzative incidono direttamente sulla salute e sulla sicurezza delle persone. Le carceri sono certamente tra questi” afferma la Consigliera regionale del Partito Democratico Emanuela Verzella, intervenendo durante il Consiglio regionale aperto sul “Sistema penitenziario in Piemonte: condizioni delle persone sottoposte a detenzione e del personale di Polizia Penitenziaria”

“Il sovraffollamento delle carceri e la cronica carenza di personale non riguardano soltanto la polizia penitenziaria, ma investono anche operatori sociosanitari, educatori e personale amministrativo. Quando gli organici sono insufficienti, i turni diventano più pesanti, i riposi più difficili da rispettare e aumenta il rischio di stress lavoro-correlato e di malattie professionali. Allo stesso tempo si riducono le attività educative e formative rivolte alle persone detenute, perché mancano accompagnamenti e risorse per garantirne lo svolgimento. Si crea così un circolo vizioso che produce tensioni, peggiora il clima interno e compromette la sicurezza di tutti” prosegue la Consigliera regionale Pd.

Secondo Verzella, il collegamento tra qualità delle condizioni di lavoro e salute mentale degli operatori deve diventare un elemento strutturale delle politiche regionali. “Non possiamo limitarci a interventi emergenziali. Il benessere psicosociale va riconosciuto come parte integrante della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, soprattutto in contesti complessi come quelli penitenziari”.

La Consigliera dem richiama inoltre le criticità della sanità penitenziaria. “Sono emerse problematiche che richiedono risposte concrete e coordinate. In molti casi i medici che operano attraverso cooperative esterne non possono accedere al Sistema Piemonte e, quindi, non contribuiscono all’aggiornamento del fascicolo sanitario elettronico. Inoltre, non possono emettere ricette elettroniche, con evidenti ricadute sulla continuità delle cure. Queste inefficienze producono duplicazioni, costi aggiuntivi per il sistema sanitario e rischiano di lasciare irrisolti problemi di salute che si ripercuotono poi sull’intera comunità”.

Verzella sottolinea anche la necessità di rafforzare i percorsi di formazione e reinserimento. “Le esperienze formative presenti nelle carceri rappresentano una risorsa importante, ma negli ultimi anni hanno perso efficacia. Occorre superare le barriere linguistiche che impediscono a molti detenuti di accedere ai corsi e orientare maggiormente gli interventi verso le persone prossime all’uscita affinché possano acquisire competenze realmente spendibili nel mondo del lavoro e ridurre il rischio di recidiva”.

Un ulteriore fronte riguarda le condizioni infrastrutturali degli istituti. “Il degrado di alcune sezioni detentive non è soltanto una questione di dignità degli spazi, ma un fattore che incide direttamente sul lavoro degli agenti, degli operatori e sulla qualità della vita quotidiana delle persone detenute. Gli interventi di riqualificazione devono concentrarsi prioritariamente negli ambienti più critici”.

Infine, la Consigliera Verzella richiama la necessità di un approccio stabile e integrato. “La Regione deve utilizzare pienamente gli strumenti di propria competenza, a partire dal Piano sociosanitario regionale, e attivare un Osservatorio permanente sulle condizioni di salute, lavoro e sicurezza negli istituti penitenziari. Solo attraverso un monitoraggio costante e misure strutturali sarà possibile garantire standard minimi di assistenza, tutelare gli operatori, favorire il reinserimento delle persone detenute e rafforzare la sicurezza collettiva. Di fronte a problemi così complessi non servono iniziative occasionali, ma una strategia continua e condivisa”.