AREE IDONEE, CALDERONI: «BOCCIATO IL MIOEMENDAMENTO SUL BIOMETANO. COSì SI PERDEUN’OCCASIONE PER DIFENDERE AGRICOLTURA, SUOLO ETERRITORI»

Torino, 16 luglio 2026 – «La maggioranza ha bocciato il mio emendamento che avrebbe introdotto
un principio di buon senso: il biometano deve nascere e svilupparsi in stretta connessione con il
territorio agricolo in cui viene prodotto, non trasformarsi in un’attività industriale alimentata da
biomasse provenienti da centinaia di chilometri di distanza». Lo dichiara Mauro Calderoni,
consigliere regionale del Partito Democratico, intervenendo sul disegno di legge regionale relativo
all’individuazione delle aree idonee agli impianti da fonti rinnovabili.


«La mia proposta – prosegue – prevedeva che gli impianti di biometano potessero approvvigionarsi
di biomasse attraverso contratti con aziende agricole della provincia in cui sorgono o delle province
confinanti, entro un raggio massimo di 70 chilometri. Una norma semplice ma concreta, che avrebbe
favorito una vera filiera agricola corta e circolare, ridotto il traffico pesante e le emissioni, evitato la
nascita di impianti sovradimensionati e consentito al digestato di ritornare ai terreni da cui
provengono le biomasse, chiudendo correttamente il ciclo agronomico».


Per Calderoni il problema della legge non riguarda soltanto l’estensione delle aree considerate
idonee: «Nel provvedimento approvato sono totalmente assenti regole chiare e vincolanti su come
gli impianti debbano essere realizzati. La legge si concentra quasi esclusivamente
sull’individuazione delle aree, ma non definisce standard stringenti sulle modalità di installazione,
sulle caratteristiche tecnologiche degli impianti e sul loro inserimento nel paesaggio rurale. Senza
queste garanzie, il rischio è che ci si limiti a una semplice perimetrazione cartografica, incapace di
governare gli effetti concreti che gli impianti possono avere sul territorio e sul sistema agricolo».


Il consigliere del Partito Democratico richiama inoltre le preoccupazioni espresse dal mondo
agricolo: «Anche Coldiretti Cuneo ha evidenziato come il nuovo impianto normativo rischi di
ampliare in modo non equilibrato le superfici potenzialmente utilizzabili per gli impianti, ribadendo
che la priorità deve restare la produzione di cibo e la tutela del suolo agricolo. È una posizione che
condivido. Prima di occupare nuovi terreni agricoli occorre sfruttare pienamente tetti, aree industriali
dismesse, superfici già compromesse e zone impermeabilizzate. La transizione energetica non può
diventare un pretesto per sottrarre terreno fertile alla produzione agricola».


Secondo Calderoni, altre Regioni hanno scelto di esercitare con maggiore determinazione le proprie
prerogative per limitare l’industrializzazione delle campagne e orientare gli investimenti verso
soluzioni compatibili con le vocazioni dei territori. «In Piemonte, invece – spiega -, si è scelta una
mediazione al ribasso. Manca un’assunzione di responsabilità politica chiara sulla difesa del suolo
agricolo e sulla qualità degli interventi. La legge evita di affrontare alcuni nodi strutturali e lascia
aperti spazi che rischiano di favorire, nei fatti, processi di consumo di suolo e operazioni speculative
scollegate dalle esigenze delle comunità locali».


«La transizione ecologica – conclude – è una sfida che dobbiamo affrontare con convinzione, ma
sarà credibile solo se saprà coniugare produzione energetica, tutela del paesaggio, salvaguardia del
suolo e valorizzazione dell’agricoltura. Dispiace constatare che le proposte avanzate dal Partito
Democratico per rafforzare questo equilibrio siano state respinte. Continueremo a batterci affinché
le energie rinnovabili rappresentino una vera opportunità per il Piemonte, senza compromettere il
patrimonio agricolo che costituisce una delle principali ricchezze della nostra regione».


Mauro Calderoni
Consigliere regionale del Partito Democratico – Piemonte