Secondo i consiglieri dem, ci si trova davanti a un copione vergognoso che non è più tollerabile, specialmente se recitato da chi rappresenta l’intera comunità piemontese.
La manipolazione della realtà e gli stereotipi di genere
Nel testo diffuso dal gruppo Pd si evidenzia la gravità dell’intervento del Presidente:
“Siamo di fronte a parole gravi e pericolose, soprattutto perché pronunciate da un’alta carica istituzionale. Il Presidente del Consiglio regionale non si limita a mettere in dubbio una denuncia di violenza sessuale, ma agisce senza mezzi termini la colpevolizzazione della vittima. Attraverso frasi, atteggiamenti e sentenze basati su pregiudizi e stereotipi di genere, si alimenta la cultura del ‘se l’è cercata’”.
I consiglieri regionali del Partito Democratico entrano poi nel merito delle espressioni utilizzate:
– Il velo del sospetto: liquidare la questione parlando di “scusa del patriarcato” o pontificare sulla “porta da lasciare aperta” serve solo a scaricare sulla donna che denuncia la coltre del sospetto.
– La retorica colpevolizzante: è lo stesso identico tono di chi si chiede “chissà com’era vestita” o “cosa ci faceva da sola a quell’ora”. Un cliché retrogrado che speravamo di aver cancellato dal dibattito pubblico e che mai avremmo voluto vedere associato al Consiglio regionale del Piemonte.
Il finto garantismo sul banco degli imputati
Consigliere e consiglieri del Gruppo Pd piemontese respingono con forza ogni tentativo di giustificare l’uscita del Presidente Nicco sotto lo scudo della presunzione di innocenza.
“È così che si manipolano l’informazione e la realtà: capovolgendo i ruoli e mettendo la vittima sul banco degli imputati. Tutto questo non ha niente, ma proprio niente a che vedere con il dovuto garantismo. Essere garantisti – conclude il gruppo del Pd – richiederebbe il massimo sostegno a chi trova il coraggio di denunciare e l’assenza totale di giudizio, non la promozione di pregiudizi tossici da cui le istituzioni dovrebbero essere le prime a prendere le distanze”.
