COMUNICATO STAMPA

GARANTI, VERZELLA (PD): «MENO FOTOGRAFIE E PIÙ VERIFICHE. A BIELLA SOVRAFFOLLAMENTO DEL CARCERE SALITO DAL 127,4% AL 151%»

La consigliera regionale interviene sulle relazioni degli organismi di garanzia: «I diritti non basta dichiararli, bisogna verificare che siano concretamente esercitabili. La situazione del carcere biellese dimostra quanto sia necessario seguire nel tempo le criticità e pretendere risposte»

«Meno fotografia e più verifica, meno descrizione dei problemi e più misurazione delle risposte. Le relazioni degli organismi di garanzia non possono diventare adempimenti annuali da ascoltare e archiviare: devono essere strumenti attraverso i quali il Consiglio regionale verifica se i diritti riconosciuti dalle norme siano realmente esercitabili».

È il messaggio della consigliera regionale del Partito Democratico Emanuela Verzella, intervenuta in Consiglio regionale sulle relazioni del Difensore civico, del Garante per l’infanzia e l’adolescenza e della Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale.

Un’attenzione particolare è stata dedicata da Verzella alla situazione delle carceri piemontesi e alla prima relazione della nuova Garante Monica Formaiano.

«È necessaria una premessa di correttezza – sottolinea Verzella –: sarebbe ingeneroso confrontare una relazione riferita sostanzialmente ai primi cinque mesi del mandato di Formaiano con l’ultima relazione di Bruno Mellano, che concludeva un’esperienza lunga undici relazioni annuali. Ma proprio il lavoro svolto negli anni precedenti può indicarci ciò che vorremmo vedere ulteriormente sviluppato: la capacità di quantificare le criticità, localizzarle nei singoli istituti, seguirle nel tempo e individuare le istituzioni chiamate a intervenire».

Emblematico, secondo la consigliera dem, il caso della Casa circondariale di Biella, dove la situazione fotografata nella relazione relativa al 2025 risulta oggi ulteriormente peggiorata.

«Al 24 giugno 2025 Biella contava 502 persone detenute a fronte di 394 posti regolamentari, 108 in più della capienza, con un indice di affollamento del 127,4 per cento. A questo si aggiungeva una dotazione di Polizia penitenziaria di 179 unità rispetto alle 210 previste, quindi 31 in meno, mentre gli amministrativi erano 16 anziché 27».

«Ma quel dato, già molto preoccupante, oggi è stato superato. Nella recente audizione in Consiglio comunale, il Garante biellese delle persone private della libertà ha riferito un tasso di sovraffollamento arrivato al 151 per cento. Significa quasi 24 punti percentuali in più rispetto al 127,4 per cento rilevato nel giugno 2025. E le più recenti segnalazioni sindacali parlano ormai di circa 600 persone detenute. Non siamo quindi di fronte a una criticità cristallizzata, ma a una situazione che nel giro di poco più di un anno si è ulteriormente aggravata».

Per Verzella proprio l’evoluzione della situazione biellese dimostra l’importanza di un monitoraggio continuo: «È esattamente questo che intendo quando chiedo meno fotografia e più verifica. Non basta sapere che nel giugno 2025 Biella era al 127,4 per cento: dobbiamo sapere che cosa è accaduto dopo, perché oggi siamo arrivati al 151 per cento e quali interventi siano stati messi in campo nel frattempo. Una relazione di garanzia deve consentire anche di seguire nel tempo le criticità e verificare se le risposte delle istituzioni abbiano prodotto risultati oppure se il problema si sia ulteriormente aggravato».

Il sovraffollamento, sottolinea la consigliera, non può inoltre essere separato dalle condizioni di lavoro del personale e dalla concreta possibilità di svolgere attività trattamentali.

«Non stiamo parlando soltanto di un rapporto matematico tra posti disponibili e persone presenti. Più detenuti, a fronte di personale e spazi che non crescono nella stessa misura, significa maggiori difficoltà nel garantire sicurezza, assistenza sanitaria, scuola, formazione, lavoro e percorsi di reinserimento. E significa condizioni di lavoro più difficili anche per la Polizia penitenziaria e per tutti gli operatori».

Per Verzella, infatti, il tema non può fermarsi alla capienza degli istituti: «L’articolo 27 della Costituzione ci impone di guardare alla funzione rieducativa della pena. Dobbiamo sapere non soltanto quanti spazi, laboratori, aule o opportunità lavorative esistano sulla carta, ma quante persone detenute riescano davvero ad accedere alla scuola, alla formazione, alla cultura e al lavoro. Il reinserimento non comincia il giorno in cui si apre il cancello del carcere: deve cominciare molto prima».

Particolare preoccupazione viene espressa anche sul fronte della salute mentale e delle REMS.

«Nel 2024 il tempo medio di attesa per l’ingresso in REMS era arrivato a 112,4 giorni e, al 29 luglio 2025, nella lista prioritaria piemontese risultavano 19 persone, 11 delle quali collocate in ATSM o in istituto di pena. Dire che esiste un problema non basta: dobbiamo sapere quante persone aspettano, quanto aspettano e soprattutto dove sono costrette ad aspettare. Dietro quei numeri ci sono persone che possono trovarsi in carcere quando avrebbero invece bisogno di un luogo terapeutico».

La consigliera PD richiama inoltre la condizione dei bambini con madri detenute: «La precedente relazione ricordava il caso di un bambino di due anni che aveva già trascorso quattordici mesi della propria vita in carcere. Contemporaneamente indicava l’esistenza in Piemonte di quattro strutture alternative, per complessivi 11 posti genitore-bambino. È proprio questo il compito della politica: chiedere se quegli strumenti siano sufficienti e fare tutto il possibile perché nessun bambino debba trascorrere una parte della propria infanzia dentro un carcere».

Verzella giudica positivamente alcune proposte contenute nella relazione Formaiano sulla sanità penitenziaria, tra cui un Osservatorio permanente interistituzionale, obiettivi specifici per i direttori generali delle ASL e il potenziamento di telemedicina e teleconsulto.

«Su questo la Regione ha una responsabilità diretta, perché la sanità penitenziaria è parte del servizio sanitario regionale. Dobbiamo sapere dove mancano medici, infermieri e specialisti, quali prestazioni non vengono garantite nei tempi necessari e quanto possiamo utilizzare maggiormente la telemedicina. Il diritto alla salute deve valere allo stesso modo dentro e fuori dal carcere».

Nel suo intervento Verzella ha richiamato anche le indicazioni provenienti dalle altre Autorità di garanzia. Dal Difensore civico emergono, in particolare, le criticità legate alle liste d’attesa sanitarie e a una burocrazia che rischia di scaricare sul cittadino l’onere di dimostrare inefficienze già note all’amministrazione.

Dalla relazione sull’infanzia e l’adolescenza emerge invece la necessità di una maggiore attenzione ai Minori Stranieri Non Accompagnati, che nel 2023 erano 1.043 in carico ai servizi sociali piemontesi, con 1.418 nuovi arrivi nel corso dell’anno, e alla loro effettiva inclusione nei percorsi scolastici e formativi.

«Sono contesti differenti – conclude Emanuela Verzella – ma la domanda rivolta alla politica è sempre la stessa: che cosa facciamo dopo aver visto una fragilità? Abbiamo bisogno di organismi di garanzia forti e autonomi, capaci di collaborare con le istituzioni ma anche, quando necessario, di metterle davanti alle proprie responsabilità. Un diritto non è realmente garantito perché è scritto in una legge o in una delibera: lo è quando la persona che ne ha bisogno riesce concretamente a esercitarlo».

«Questo vale ancora di più per chi è privato della libertà, perché parliamo di persone che non possono scegliere il luogo nel quale vivono, gli spazi che frequentano o le opportunità alle quali accedere. Meno fotografia e più verifica, dunque; meno diritti soltanto dichiarati e più diritti concretamente esigibili. L’articolo 27 della Costituzione non è un’affermazione astratta: è un impegno quotidiano al quale anche la Regione Piemonte deve dare risposte concrete».

Torino, 06 Ottobre 2026                                                      

Emanuela Verzella

Consigliera Regionale del Partito Democratico