“L’ipotesi di accordo collettivo nazionale siglata oggi rappresenta una dimostrazione di straordinario senso di responsabilità da parte dei medici di medicina generale. A loro va il nostro ringraziamento per aver messo al primo posto la tutela della salute pubblica, la sostenibilità del sistema e la necessità di non perdere le cruciali risorse del PNRR, che avrebbe significato un colpo fatale per i cittadini più fragili.
Tuttavia, questo accordo nazionale lancia un monito chiaro e forte che la Giunta regionale del Piemonte non può più ignorare.
Il Piemonte ha le Case della Comunità, ma rischiamo che rimangano drammaticamente delle scatole vuote.
A differenza di quanto accade in realtà virtuose come il Veneto – giunta ‘amica’ di questo centrodestra piemontese – che per complessità e caratteristiche territoriali rappresenta il modello più affine al nostro, grazie a un vero e proprio “sistema regionale” strutturato e integrato per la gestione della sanità territoriale – in Piemonte manca ancora una visione d’insieme. Guardare a chi fa meglio, senza dimenticare gli eccellenti livelli di assistenza e integrazione raggiunti da Regioni come la Toscana e l’Emilia-Romagna, deve essere lo stimolo per definire un modello organizzativo chiaro ed efficace. Non basta inaugurare i muri o posare prime pietre se poi dentro quelle strutture mancano i professionisti, i medici di famiglia, il personale infermieristico e amministrativo.
Alla luce di questa intesa nazionale, diventa non più rimandabile l’apertura immediata di un tavolo per un accordo regionale forte e vincolante. È l’unico modo per
– Garantire standard e livelli di assistenza omogenei ed eccellenti a tutti i piemontesi e a tutte le piemontesi, indipendentemente dal codice postale in cui risiedono.
– Valorizzare concretamente il ruolo dei medici di famiglia, integrando la loro funzione fiduciaria all’interno delle nuove strutture.
– Dare risposte reali alla cittadinanza, riducendo la pressione sui pronto soccorso e abbattendo le liste d’attesa attraverso una vera medicina di prossimità.
La medicina generale ha fatto la sua parte con responsabilità. Ora tocca alla Regione Piemonte dimostrare altrettanta responsabilità: prendiamo il meglio dalle buone pratiche delle altre Regioni e costruiamo subito un sistema organizzativo piemontese che dia vita e sostanza alle Case della Comunità.
