MIRAFIORI, NUOVI STOP ALLA PRODUZIONE. PENTENERO: “RASSICURAZIONI AZIENDALI NON BASTANO, SERVE UN PIANO DI INVESTIMENTI CONCRETO. IL SILENZIO DEL GOVERNO È SCONCERTANTE”

Le carrozzerie di Mirafiori si fermano ancora. Stellantis ha comunicato ai sindacati un nuovo stop produttivo per i giorni di lunedì 6 e martedì 7 luglio, motivandolo ufficialmente con la “mancanza di motori”. Una giustificazione che, unita alle ulteriori chiusure forzate già annunciate dal 27 al 31 luglio (da coprire con i giorni di ferie dei lavoratori), fotografa una realtà ben più complessa e allarmante legata al drastico rallentamento delle vendite della 500 elettrica.

Sulla vicenda interviene Gianna Pentenero, presidente del gruppo PD in Consiglio Regionale del Piemonte: “I giorni di fermata produttiva continuano ad aumentare inesorabilmente e lo stabilimento di Mirafiori si trova ormai in un limbo intollerabile. Le rassicurazioni arrivate nei giorni scorsi dai vertici aziendali sul fatto che Mirafiori non chiuderà non possono bastare, specialmente se messe a confronto con la realtà quotidiana dei lavoratori. Non chiudere i cancelli non significa garantire il futuro. Senza investimenti immediati e strutturali, il rischio concreto è quello di scivolare nuovamente nel pantano della cassa integrazione, mettendo a repentaglio anche i contratti dei lavoratori interinali da poco inseriti”.

Il Partito Democratico esprime forte preoccupazione in vista dell’ennesimo tavolo automotive convocato per il prossimo 14 luglio. Se da un lato Stellantis evidenzia le difficoltà del mercato, la confusione dei consumatori sulla transizione all’elettrico e gli alti costi energetici del sistema Italia, dall’altro emerge la totale assenza di una strategia pubblica per difendere il polo industriale piemontese.

“Condividiamo l’allarme lanciato dai sindacati, a partire dalla Fiom, sul silenzio sconcertante delle istituzioni regionali e nazionali” prosegue Pentenero. “È inutile rivendicare lo sforzo fatto per l’introduzione della 500 Ibrida se poi lo stabilimento viene lasciato monocultura e in balia delle fluttuazioni del mercato. Il Piemonte non può permettersi di perdere questo presidio industriale”.