Sono state audite, oggi, in Commissione, le organizzazioni sindacali in merito alla situazione RAI, con specifico riferimento agli insediamenti piemontesi.
“Chiediamo che si tenga fede agli impegni presi dalla dirigenza nazionale di investimento su Torino con il Sindaco e con il Presidente della Regione e proporremo un documento congiunto delle tre Commissioni interessate al tema (II,III,VI). Rifiutiamo il ruolo di museo delle cere, le teche non bastano! Torino ha una tradizione importante nella ricerca e nella sperimentazione tecnologica e radiotelevisiva, ha visto nascere il cinema e la radio e inaugurato il Centro ricerche Rai che resta un unicum a livello nazionale. Il centro di produzione Rai di Torino è uno dei quattro a livello nazionale, insieme a Milano, Roma e Napoli, specializzato nella divulgazione scientifica e nella tv dei ragazzi. Serve un’azione congiunta delle istituzioni piemontesi per la salvaguardia del valore assoluto che la Rai riveste per il Piemonte. Le scelte della Direzione Nazionale, nei prossimi mesi, saranno cruciali per Torino, a partire da quelle delle sedi di via Verdi 21 e di corso Giambone, messe in valorizzazione. Pesa soprattutto l’incognita del rinnovo del protocollo per la gestione degli studi della Lumiq dove vengono girate le fiction e di via Verdi 32, prima sede radiofonica della Rai Radio Torino: un edificio aulico di inizio ‘900 di circa 5 mila mq dove hanno sede le teche nazionali Rai, la mediateca pubblica, gli studi radiofonici. Nel piano industriale Rai è prevista la vendita totale di tale edificio al Museo del Cinema, ma gli attuali spazi del Centro Rai di via Verdi, compresa la manica su via Rossini, non saranno sufficienti ad assorbire tutte le attività là oggi presenti. E’ necessario fare un ragionamento complessivo sul patrimonio immobiliare Rai con la Città, la Regione e il Museo del Cinema” afferma la Vicepresidente della II Commissione Nadia Conticelli.
“Ho manifestato la mia forte preoccupazione per la tenuta occupazionale del centro RAI di Torino, tenuto conto delle numerose esternalizzazioni (soprattutto per la produzione di immagini) e dell’età media dei lavoratori (52 anni)”, afferma la Vicepresidente della III Commissione Monica Canalis. “A seguito delle mie domande, ho appreso dai sindacati che i lavoratori diretti, attualmente, sono 1000, mentre per i servizi mensa, centrale elettrica, termica, manovalanza e sorveglianza i lavoratori sono esterni. I pensionamenti, nei prossimi anni, riguarderanno alcune decine di persone e al momento non sono purtroppo previsti né reintegri né analisi dei fabbisogni professionali. Gli attuali appalti esterni per la produzione sono seri, ma in numero eccessivo, segno di mancata volontà dell’azienda di investire su Torino. Purtroppo le assunzioni sono fatte a spizzichi e bocconi. La nostra sede Rai può contare su professionalità che la possono rendere un centro di eccellenza e credo sia importante cercare di rilanciare gli investimenti. E’ emerso dagli interventi dei rappresentanti sindacali che sono state avanzate da loro alcune richieste per potenziare la sede piemontese, come quella di portare le sedi editoriali in Piemonte. Torino, in particolare su scienze, kids e innovazione tecnologica è in grado di dare un grande contributo. Credo, infine, sia fondamentale una rinnovata interlocuzione tra la politica piemontese e i vertici Rai per ottenere garanzie sul futuro della produzione televisiva e di fiction sul nostro territorio: dobbiamo tutelare i dipendenti Rai piemontesi, ma anche le decine di pmi dell’indotto della produzione radio-televisiva”.
“La sede Rai regionale è di gran lunga la maggior azienda culturale del Piemonte e, come manifestato in Commissione dagli operatori, è in evidente sofferenza di organico e investimenti. L’uso sistematico dello straordinario per coprire nel modo più esaustivo possibile gli eventi del territorio e l’impossibilità di farlo quando gli operatori sono già impegnati in grandi eventi torinesi, sono soltanto alcune delle criticità rappresentate. L’asfissia a cui la dirigenza nazionale costringe la sede piemontese, inoltre, penalizza ulteriormente i territori di provincia, che si vedono trascurati dalle scelte obbligate delle redazioni ormai ampiamente sotto organico e prive di budget adeguato. Questi territori sono già penalizzati dall’andamento demografico: l’età media elevata fa sì che il principale canale di informazione sia rimasto la televisione, vista la contrazione del cartaceo e il digital device sofferto dagli anziani. Chiediamo che vengano garantiti i necessari investimenti funzionali al pieno recupero del ruolo istituzionale dell’emittente pubblica sull’intero territorio: si provveda a risolvere l’annosa difficoltà nella ricezione del segnale e, soprattutto, le redazioni vengano messe in condizione di rappresentare anche il Piemonte periferico” interviene la Vice Presidente della VI Commissione Emanuela Verzella.
“Raccolgo le forti preoccupazioni dei Sindacati che, ancora una volta, hanno denunciato la situazione di abbandono in cui versa la Rai, soffermandosi, in particolare, sulle difficoltà degli insediamenti produttivi e direzionali Rai a Torino. Il Centro di Produzione Rai di Torino, negli ultimi anni, ha subito una drastica riduzione del personale, passando da 600 dipendenti nel 2012 a 299 nell’ottobre 2022, e delle attività produttive e sta conoscendo, purtroppo, un profondo declino. A questo proposito ho presentato a fine novembre un’interrogazione in Consiglio regionale, alla quale auspico di avere presto risposta dall’Assessore competente” conclude la Consigliera regionale Pd Laura Pompeo, portavoce Pd in Commissione Cultura.
