«Non possiamo permetterci che i pensionamenti e le uscite dal servizio si
traducano in meno assistenza sul territorio. Il personale che va in pensione deve
essere sostituito in tempi certi e con una programmazione adeguata».
La consigliera regionale del Partito Democratico Simona Paonessa interviene sulla
situazione del personale infermieristico impegnato nell’assistenza domiciliare sul territorio
dell’ASL VC e porta la questione all’attenzione attraverso un’interrogazione in Regione.
«La sanità territoriale – sottolinea Paonessa – funziona solo se ci sono professionisti
sufficienti a garantire concretamente i servizi. Non possiamo parlare di potenziamento
dell’assistenza domiciliare e, contemporaneamente, rischiare di perdere personale senza
prevedere per tempo le necessarie sostituzioni. L’assistenza infermieristica a domicilio
rappresenta infatti un servizio fondamentale soprattutto per le persone anziane, fragili e
affette da patologie croniche. Garantire cure direttamente a casa significa sostenere le
famiglie, assicurare continuità assistenziale e, allo stesso tempo, evitare che situazioni che
possono essere gestite sul territorio finiscano per gravare sugli ospedali».
Nei prossimi mesi sono infatti previste alcune importanti uscite di personale infermieristico
oggi impegnato nei servizi territoriali e domiciliari dell’ASL VC.
«Il tema non è aspettare che il problema si presenti – prosegue la Consigliera PD – ma
anticiparlo. Se un professionista esce dalla sanità pubblica, bisogna essere già nelle
condizioni di sostituirlo. E questo è ancora più importante quando si parla di assistenza
domiciliare, perché il rischio è quello di caricare ulteriormente di lavoro gli operatori già in
servizio, con conseguenze sia sulle condizioni di lavoro del personale sia sulla possibilità
di garantire ai cittadini tutte le ore di assistenza necessarie, per non lasciare indietro
nessuno».
Parole che arrivano in contemporanea ai dati offerti dal rapporto della Fondazione GIMBE
sullo stato del Servizio sanitario nazionale. Per esempio, nel 2024 il 9,2% dei piemontesi
ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, percentuale pari a oltre 391 mila
persone, in aumento rispetto all’anno precedente. In Piemonte la carenza stimata di
medici di medicina generale è salita da 431 a 463 unità in un solo anno e ogni medico di
famiglia segue mediamente 1.407 assistiti, un dato superiore alla media nazionale. Inoltre,
tra il 2025 e il 2028 ben 433 medici di medicina generale hanno raggiunto o
raggiungeranno i 70 anni, aumentando ulteriormente la pressione su un sistema che già
oggi fatica a garantire la presenza capillare dei professionisti sul territorio.
«Non possiamo chiedere ai professionisti che operano in sanità di fare sempre di più con
sempre meno risorse. La carenza di personale è un problema che riguarda tutto il sistema
sanitario, ma proprio per questo è necessario intervenire con una programmazione seria e
tempestiva, soprattutto nei servizi più vicini alle persone».
«Abbiamo chiesto venisse garantito un vero ricambio: una persona che esce deve poter
essere sostituita da una persona che entra, senza lasciare scoperti i servizi. E, se
necessario – conclude Paonessa – bisogna prevedere un rafforzamento straordinario del
personale. La qualità della sanità territoriale si misura anche dalla capacità di garantire a
una persona anziana o fragile di essere curata nella propria casa, senza sentirsi
abbandonata. La Regione e l’ASL devono mettere in atto per tempo tutte le azioni
necessarie per garantire continuità, qualità e presenza capillare dell’assistenza domiciliare
in tutta la provincia».
