“Leggendo il nono Rapporto GIMBE sullo stato del Servizio sanitario nazionale, la Giunta Cirio dovrebbe avviare una riflessione profonda sui numeri che riguardano il Piemonte. È inutile continuare a esibire il lieve miglioramento dei LEA, passati da 270 a 272 punti, quando cresce il numero dei cittadini che rinunciano a curarsi e la medicina territoriale continua a mostrare segnali sempre più evidenti di sofferenza”.
Lo dichiara Gianna Pentenero, presidente del Gruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale del Piemonte.
“I dati raccolti dalla Fondazione GIMBE raccontano una realtà molto preoccupante. Nel 2024 il 9,2% dei piemontesi ha rinunciato a almeno una prestazione sanitaria, pari a oltre 391 mila persone, in aumento rispetto all’anno precedente. Significa che quasi un cittadino su dieci incontra ostacoli nell’accesso alle cure, un dato che dovrebbe rappresentare una priorità assoluta per chi governa la sanità regionale”.
Mancano i medici di famiglia e pediatri
“Accanto ad alcuni elementi positivi che riguardano le strutture più attrattive e i livelli complessivi delle prestazioni, emerge con forza la crisi della medicina di prossimità. In Piemonte la carenza stimata di medici di medicina generale è salita da 431 a 463 unità in un solo anno e ogni medico di famiglia segue mediamente 1.407 assistiti, un dato superiore alla media nazionale. Inoltre, più della metà dei medici di famiglia risulta già oltre la soglia dei 1.500 assistiti. A rendere ancora più preoccupante il quadro è il tema dei pensionamenti: secondo i dati richiamati dal Rapporto GIMBE, tra il 2025 e il 2028 ben 433 medici di medicina generale hanno raggiunto o raggiungeranno i 70 anni, aumentando ulteriormente la pressione su un sistema che già oggi fatica a garantire la presenza capillare dei professionisti sul territorio”.
“La situazione è altrettanto preoccupante per la pediatria di libera scelta: il Piemonte registra il più alto numero medio di assistiti per pediatra a livello nazionale (1.126 Numero medio di assistiti per PLS in Piemonte contro una media nazionale di 917). Sono indicatori che fotografano una rete territoriale sotto pressione, con conseguenze che si fanno sentire soprattutto nelle aree più fragili”.
Esigenze del territorio
“In una regione come la nostra, caratterizzata da profonde differenze tra pianura e montagna, tra grandi centri urbani e piccoli comuni, la presenza di medici e servizi sanitari sul territorio dovrebbe essere al centro dell’azione politica. Invece molti territori vengono lasciati soli ad affrontare la carenza di professionisti, con cittadini costretti a spostarsi o ad attendere tempi incompatibili con i propri bisogni di salute”.
“Di fronte a questi numeri servirebbero interventi straordinari e una strategia chiara per rafforzare la medicina territoriale, attrarre nuovi professionisti e garantire il diritto alla cura in ogni angolo del Piemonte. Da Cirio e dall’assessore Riboldi continuiamo invece a registrare una preoccupante insufficienza di risposte. Prime fra tutte registriamo le incognite sull’organizzazione delle Case della Comunità che, in questo quadro, come ripetiamo sempre, rischiano di diventare scatole vuote”.
