«La confusa e frettolosa riforma del Ministro Bernini ha deciso di eliminare il test d’accesso a medicina sostituendolo con un “semestre filtro” ed esami da superare, al termine, per essere confermati all’iscrizione. In caso di insuccesso, l’aspirante medico sarà gentilmente invitato a trasferirsi in altre facoltà. In realtà, possiamo dunque dire che il numero chiuso non viene eliminato, ma semplicemente posticipato di sei mesi. Alcune domande e ragionamenti che tormentano studentesse e studenti sono più che mai oggi attuali: che succederà in termini di borse di studio regionali a chi frequenterà il “semestre filtro” rispetto a chi farà richiesta di frequenza per altre facoltà? Nessuna equiparazione, come sarebbe lecito e costituzionale aspettarsi, ma vincoli e restrizioni da cui risulterebbe un trattamento meno favorevole rispetto a quello previsto per gli altri studenti idonei beneficiari. Verrebbero compromessi sicurezza economica, stabilità del diritto al beneficio e pianificazione personale di ragazze e ragazzi» dichiarano le Consigliere regionali del PD Simona Paonessa ed Emanuela Verzella.
«Inoltre, gli studenti del “semestre filtro” non riceveranno inizialmente la borsa di studio, ma servizi (alloggio e ristorazione) a tariffa agevolata, concessi solo se almeno il 51% delle attività dello studente saranno in presenza, un ostacolo che molti altri studenti non hanno. Il godimento dell’alloggio a tariffa agevolata verrà ristretto a tre mesi, contro gli 11 dei “normali” fuori sede. La Regione chiarisce che le prestazioni per il “semestre filtro” sono subordinate a uno schema di decreto ancora in fase di approvazione e non fanno parte dell’automatismo dei bandi regionali ordinari, ma quindi come verranno erogate le borse di studio? Cosa succederà agli studenti che cambieranno università? E a quelli che avranno passato la graduatoria nazionale e arriveranno a Torino in un secondo momento?» proseguono le Consigliere del PD che così concludono:
«Insomma, con la nuova riforma, non si porterà nessun miglioramento nella sanità del futuro, perché non interviene sui nodi più critici delle specializzazioni e sul reclutamento di futuri medici e professionisti sanitari. In poche parole, un’altra gara a esclusione dove a perdere sono studentesse e studenti, oltre ai pazienti e alla collettività. Con le norme “fatte tanto per dire di averle fatte” non si risolvono i problemi, ma si generano solo nuove criticità».
