NON AUTOSUFFICIENZA. CANALIS: LA PRIMA RESPONSABILITA’ SPETTA ALLA SANITA’.

Sconcerto per le odierne dichiarazioni dell’assessore Riboldi, che considera la non autosufficienza una materia prevalentemente sociale e non sanitaria.

26.8.2026 – Nel leggere le odierne dichiarazioni dell’assessore regionale Riboldi al Corriere della Sera sorge il dubbio che, dopo due anni alla guida del più importante assessorato del Piemonte, costui non abbia ancora visto una delle 260.000 persone non autosufficienti che vivono nel nostro territorio. Se le avesse viste, si renderebbe conto che si tratta di persone che non possono mangiare da sole, provvedere alla propria igiene o deambulare da sole dal momento che sono affette da pluri patologie e versano in condizione di co morbilità. Sono dei malati con bisogni sanitari, prima ancora di essere soggetti fragili con bisogni sociali. Riboldi oggi ha cercato maldestramente di scaricare la responsabilità della non autosufficienza sul sociale, ma le norme lo inchiodano alle sue responsabilità: sia la quota sanitaria del ricovero in RSA sia l’assistenza domiciliare ADI, infatti, sono dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e ricadono nelle competenze della sanità, il suo assessorato.

Anche affermare che la sfida della non autosufficienza abbia solo implicazioni economiche è un abbaglio. La soluzione passa altresì da una riforma organizzativa, che potenzi le cure domiciliari e semi residenziali, meno costose, ma oggi penalizzate rispetto a quelle residenziali.

Infine, stupisce che Riboldi non lotti con le unghie e con i denti per ottenere più risorse nel bilancio regionale da destinare alla non autosufficienza, una vera emergenza in una Regione anziana come la nostra. Sembra che abbia già gettato la spugna e non gli fa onore…

Il PD da anni espone le proprie proposte, restando inascoltato:

  • Assicurare un’adeguata destinazione della spesa sanitaria regionale ai progetti residenziali definitivi per persone non autosufficienti tramite indicazioni vincolanti alle ASL in merito alla spesa per le convenzioni sanitarie in RSA, al fine di aumentare il numero di posti letto in convenzione, che oggi sono meno della metà del totale, e adeguare il fabbisogno regionale ai trend epidemiologici di invecchiamento e multi-cronicità, al fine di garantire equità di accesso e ridurre le liste d’attesa;
  • innalzare la quota sanitaria delle rette in RSA (oltre il 50%);
  • rivedere i criteri sociali di accesso ai posti letto in convenzione in RSA, in quanto oggi incidono eccessivamente sui punteggi;
  • formare ed assumere più medici, infermieri, educatori ed assistenti sociali da destinare alle politiche sociosanitarie per gli anziani;
  • finanziare con fondi sanitari anche le prestazioni domiciliari di assistenza tutelare professionale della persona (esempio cura ed igiene della persona), e non solo quelle residenziali (vedasi LR 10/2010);
  • Rivedere i requisiti di accreditamento e i parametri tariffari, aggiornando il modello di cura residenziale (minutaggi, formule più flessibili di cura ed assistenza, migliore integrazione socio sanitaria, innovazione gestionale e tecnologica, distribuzione del farmaco razionalizzata ecc). Le Dgr 45/2012 e Dgr 85/2013 prevedono standards ormai superati e non adatti alla complessità assistenziale delle persone non autosufficienti e all’impoverimento delle famiglie;
  • Integrare la domiciliarità, la telemedicina e il ruolo delle RSA come Hub territoriali. In ottica di complementarità tra i servizi, le strutture residenziali dovranno evolvere, offrendo prestazioni anche a favore della domiciliarità (RSA Aperta, Centri Diurni, prestazioni specialistiche ambulatoriali, consegna pasti a domicilio, modello “Vengo a domicilio”), integrandosi funzionalmente con le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità e le altre articolazioni della medicina territoriale per evitare sovrapposizioni e garantire la continuità assistenziale e creando sinergie con i Comuni, gli Enti Gestori delle Funzioni Socio Assistenziali, le ASL e gli Enti di Terzo Settore, per garantire una piena integrazione comunitaria e territoriale. Sostenere le sperimentazioni che riflettono le specificità territoriali del Piemonte, quali le RSA di valle e le altre forme di hub comunitari socio sanitari;
  • Potenziare il sostegno strutturale ai Caregiver e alle famiglie e strutturare kit informativi per le famiglie, per facilitare la comprensione delle complesse procedure di accesso ai servizi.

Per il PD la cura della non autosufficienza è una priorità, non solo sociale ma anche sanitaria, che non può essere affrontata con bonus una tantum e non per tutti come ha fatto in questi anni la Giunta Cirio. Servono risposte strutturali, stabili ed esigibili, che fanno a pugni con le odierne maldestre dichiarazioni di Riboldi.

Monica CANALIS – consigliera regionale PD